Pinacoteca Emilio Notte

Emilio NotteEmilio Notte (Ceglie Messapica 30 gennaio 1891, Napoli 7 luglio1982) è considerato tra i pittori protagonisti del ventesimo  secolo. Docente rivoluzionario ed artista di grande talento e di forte carattere innovativo diffuse un linguaggio nuovo, volto a rompere gli schemi della cultura tradizionale e ad aprire inediti orizzonti di ricerca.
Il rapporto con Ceglie mai interrotto è suggellato dalla donazione alla cittadinanza di dieci tele più la "Grande Crocifissione", provenienti dalla sua collezione privata e conservate nella pinacoteca a lui intitolata.

Oltre alle sue opere, durante il percorso è possibile fruire di una tela della moglie, Maria Palligiano, anch'essa artista difficile ed eclettica, più altre tele di alcuni artisti che con Notte avevano avuto relazione o di cui erano stati allievi.

Tutte le opere di Notte sono accompagnate nel percorso espositivo da contenuti multimediali aggiuntivi e percorsi guidati. Il percorso è inoltre interamente fruibile da ipo vedenti e non vedenti, grazie a delle audio guide e a testi in braille descrittivi delle opere e delle sale.

Gli ambienti, fruiti da studenti e visitatori, all'interno di un'ala del castello, sono preceduti da una grande sala utilizzata per incontri ed iniziative e dove si celebra ormai da anni il Premio Notte dedicato a giovani artisti, studenti ed emergenti.

Le sale sono coperte da wi-fi free e sono affiancate da graziosi balconcini con una singolare vista su Ceglie e sulla piazzetta antistante il Castello.

Emilio Notte: Biografia e percorso artistico

Lucidità di sguardo e secchezza di segno sono le caratteristiche che subito l’osservatore coglie guardando le opere di Notte. (M. Pinottini)

Non è più l’oggetto che ci interessa ma la geometria che esso ci suggerisce, scavandola dal pozzo della nostra sensibilità ultra moderna.” Così afferma Notte stesso su L’Italia Futurista nel 1917.

Emilio Notte (Ceglie Messapica, 30 gennaio 1891 – Napoli, 7 luglio 1982), nato da genitori vicentini, trascorre un'infanzia all’insegna dei continui trasferimenti dovuti al lavoro del padre. Il dimostra un precoce talento artistico e già dal 1906, infatti, è a Napoli per perfezionarsi nelle discipline artistiche. Avviati gli studi nella locale Accademia di Belle Arti, diretta da Vincenzo Volpe, si trasferisce in quella fiorentina, dove completa gli studi sotto la direzione di Adolfo De Carolis. In città, Notte frequenta anche lo studio dell'anziano Giovanni Fattori. In Toscana si lega in fruttuosi rapporti di amicizia a Giovanni Michelucci, Attilio Cavallini, Plinio Nomellini e Galileo Chini, che lo introducono nel gruppo della “Giovine Etruria”. Tramite il poeta Bino Binazzi, inoltre, entra in contatto con Curzio Malaparte, Dino Campana e Ardengo Soffici.

Appena ventunenne, partecipa alla X edizione della Biennale di Venezia, mostrando già il delinearsi delle linee più caratteristiche della sua poetica: lo struggimento, la malinconia, il lavoro, la precarietà dell'esistenza umana.

Nel 1913 Notte entra a far parte dell'ambiente pistoiese della rivista “La Tempra”, vicina agli ambienti futuristi. In occasione della serata futurista al Teatro Verdi di Firenze, Soffici lo presenta a Boccioni, Marinetti e Carrà; presto stringerà anche un rapporto di grande amicizia con Aldo Palazzeschi. A questi anni risalgono tele come Gli idioti, L'orfana, I vecchi, Le maschere, La Gioconda. Si moltiplicano le esposizioni e i riconoscimenti, nonché la vincita del Premio Ussi di Firenze (con l'opera I vecchi, attualmente conservata a Palazzo Pitti). Sul finire del 1914 Emilio Notte aderisce al movimento futurista fiorentino, avviando una stagione di fruttuosi scambi con diversi intellettuali. Nel 1916 collabora anche alla stesura di un manifesto futurista antiastrattista. Tuttavia, mostra di non amare affatto la retorica bellicista, dedicando una serie di tele agli aspetti negativi della guerra. Ciò nonostante, chiamato allearmi, deve recarsi al fronte. Ferito nei combattimenti sul Carso, a Bologna conosce e frequenta Giorgio Morandi.

Il suo interesse si volge, in questi anni, all'osservazione della vita popolare. Il dipinto La strada bianca è acquistato da re Vittorio Emanuele III nel 1917, in occasione della Mostra del Soldato: si tratta del primo quadro futurista entrato a far arte della collezione Savoia del Quirinale. Agli inizi del 1918 Notte si trasferisce a Milano, dove entra in ottimi rapporti con Marinetti e frequenta assiduamente il salotto di Margherita Sarfatti, nonché Sironi, Carrà e Arturo Martini. Si inserisce anche nel circuito dei dadaisti italiani della rivista “Procellaria”.

Il 1920 segna per Notte l'avvicinamento alla poetica della corrente Novecento. Nel 1923 Notte è vincitore di un concorso a cattedra presso il Liceo Artistico di Venezia, nel '24, vinto il “Pensionato Nazionale”, si sposta a Roma. Al suo ritorno a Napoli nel 1929, la città gli parve molto cambiata e l’impatto fu traumatico. Nell’Accademia si diede ugualmente molto da fare, condividendo con gli allievi le esperienze artistiche più avanzate, esplora soprattutto la dimensione psicologica dei personaggi, da quelli celebri come Salvatore Quasimodo, del quale esegue il ritratto (oggi nella Collezione della Banca d'Italia) ai familiari. Ed è in questi anni che avvia la propria militanza nel PCI. Nel capoluogo partenopeo Notte resterà fino alla morte, sopraggiunta il 7 luglio 1982. Il rapporto con Ceglie, mai interrotto, è suggellato dalla donazione alla cittadinanza di numerose tele provenienti dalla sua collezione personale.

Le opere esposte nella pinacoteca

La Grande Crocifissione, occupa una intera stanza dell'esposizione museale ed è possibile fermarsi ad osservarla sostando su una nuda panca.

la Grande Crocifissione

La Grande Crocifissione del 1972 segue la prima grande crocifissione realizzata un anno prima. L'opera è composta da quattro pannelli ad incastro, due centrali e due laterali. Apparentemente le due opere hanno la stessa struttura e la medesima figurazione, ma le differenze sono notevoli. Mentre la prima crocifissione è drammaticamente proiettata verso lo spettatore, e mentre in essa Gesù straziato e agonizzante è tuttavia ancora vivo. Nella seconda il corpo di Cristo è descritto subito dopo la morte, nel tipico atteggiamento della reclinatio capitis, cosicché tutta rappresentazione appare più solenne e atemporale. Al centro domina il Cristo, crocifisso secondo un'iconografia che si ricollega all'arte fiamminga. Si distingue lo studio della statica e della dinamica del corpo di un uomo costretto in quella terribile postura. A sinistra è raffigurato un maschio adulto e cieco, coperto di stracci, che arranca sorretto a malapena da un bastone. E' la raffigurazione di Edipo accecato, ed è l’emblema della cecità umana di fronte alla vita, di cui parla anche il celebre scrittore Saramago in un noto best seller. Edipo arranca apparentemente senza meta, benché la direzione sia rivolta alla presenza viva di Gesù in croce. Sulla destra campeggia una donna, o meglio una Madonna Addolorata, che piange il suo bambino straziato ed esangue. E' la raffigurazione della guerra, compendiata appunto dal dolore inconsolabile della madre orbata. Il dolore, lo strazio e la pena della vita sono dunque gli emblemi delle quattro rappresetazioni. Il numero quattro, quindi, ricorre più volte. Quattro i pannelli, quattro le figure, e innumerevoli quadrati in oro zecchino fanno da sfondo alla crocifissione del 1972. L'allusione ai numeri e alle dimensioni è una delle note caratteristiche presenti in molte opere di Emilio Notte.


Scopatrice

Scopatrice

La Scopatrice del 1972 riprende in parte sia lo stile che il soggetto tipico della stagione futurista dell’artista. Infatti l’impianto dell’opera presenta una severa struttura geometrico-lineare  e un cromatismo trattenuto sulle variazioni o medie proporzionali di grigi e di bruni. Inoltre il dinamismo di un gesto umile e quotidiano è appena suggerito, piuttosto che accentuato o esasperato. Notte tornò a elaborare il suo personale cubo-futurismo più volte nel corso di una lunghissima carriera artistica, in particolare intorno ai primi anni cinquanta e poi nel periodo che va dal 1968 al 1972 o 73.


Natura morta con frutta

Natura morta con frutta

La Natura morta con frutta del 1970 è un altro tipico soggetto indagato dall’artista in un ventaglio di stili e di ricerche davvero impressionante. Non è un caso, perché la Natura morta, composta da frutta, verdura, come anche da pesce o selvaggina e poi da vaselame, piatti, bicchieri, bottiglie, panneggi e altri oggetti quotidiani in se anonimi, si presta come nessun altro soggetto tradizionale a trasformarsi in una ricerca pura sulla pittura, sulla composizione, sulla luce, sul vuoto e il pieno e sulla presenza sensoriale di una rappresentazione che lascia sullo sfondo le varie intenzionalità dell’animo umano. Non a caso Roberto Longhi in un articolo su il Tempo pubblicato nel 1919 e relativo a una importante personale dell'artista, notò soprattutto il valore geometrico-cromatico e luministico delle nature morte esposte in quella mostra.


Oggetti

Oggetti

Oggetti del 1969 è ancora una volta un tipico esercizio di pittura per la pittura ma questa volta ricavato da elementi meno consueti delle nature morte e con allusioni all’arte bizantina e alla tecnica musiva. Nelle opere della seconda metà degli anni Sessanta compaiono spesso gli oggetti più strani e vari. Giocattoli, fumetti, marionette, frammenti di piatti, strumenti di carpenteria, biglie, pezzi meccanici. L’interesse di Notte si rivolge alla plasticità delle forme e anche alle relazioni geometriche determinate da accostamenti casuali, non premeditati, come avviene nelle disordinate stanze degli adolescenti, ad esempio. Tutto ciò per sottolineare che il segreto della bellezza e dell'armonia giace al più nella casualità e nella giustapposizione occasionale opposte alla ragione ordinatrice e calcolatrice.


Piazza Mercatale

Piazza Mercatale

Piazza Mercatale è una delle tarde opere del periodo futurista di Emilio Notte, realizzata probabilmente quando già si era trasferito a Milano o era in procinto di trasferirsi da Firenze. Si tratta di un soggetto più volte esplorato dall'artista, da "Strada bianca" del1914, esposto alla Mostra del Sodnato del 1917 e primo quadro futurista acquistato dal Re (oggi al Palazzo del Quirinale) a "Piazza Battistero a Firenze", al grande pannello "Piazza" con l'emblema della storica libreria Gonnelli, oggi presso la pinacoteca Civica di Brescia. La piazza è luogo di incontro e di scambio per definizione, ed è una invenzione urbanistica tipicamente italiana, cosicché nel soggetto della piazza confluiscono percezioni tipicamente moderne quali la piazza come luogo di assembramenti e scontri, teatro di rivoluzioni, scenografia elettiva per profonde esperienze collettive come le consacrazioni o le esecuzioni. Piazza Mercatale può essere definita più cubo-futurista che propriamente futurista, e infatti le geometrie sono contenute e solidificate e le linee andamentali sono trattenute e quasi bloccate. Ma nell'insieme il dinamismo si ricava proprio dall'attitudine tipica del Notte pratese e fiorentino a far dialogare i vari elementi della composizione di uno spazio unitario che vibra nella sua apparente immobilità.


Zodiaco

Zodiaco

Zodiaco del 1967è un'opera inconsueta, poiché l’universo misteriosofico, esoterico o divinatorio non appartiene alla formazione culturale di Emilio Notte. Quindi, tale opera può essere interpretata come forma di osservazione interlocutoria, rivolta soprattutto a una moda in stato nascente in quell'epoca - siamo negli anni sessanta - quando sui rotocalchi di larga tiratura iniziano a comparire i primi oroscopi genere allusivo e consolatorio, ma destinato a sempre maggiori fortune. Emilio Notte ha sempre avuto una sensibilità socio-antropologica e questa sua caratteristica nel corso una vita quasi secolare, ha seguito attentamente le evoluzioni del sistemi di credenze e desideri vigenti. Lo Zodiaco, nelle sue declinazioni popolari, volgarizzate dalla tv e dai magazine, si allaccia a una antichissima tradizione, anche iconografica. L'occhio attento di un osservatore dei costumi non poteva non anticipare, e quindi interpretare, il movimento profondo di una sensibilità collettiva ancora in nuce, in stato nascente, per così dire, ma destinata a immensa popolarità.


Cristo sulla croce

Cristo sulla croce

Cristo sulla croce è uno studio della Grande Crocifissione. Dal punto di vista cronologico non è chiaro se si tratti di uno studio preparatorio o di una rielaborazione libera di un soggetto già elaborato. L’impianto dell'opera segue più da vicino la Grande crocifissione del 1971 che non la successiva, è infatti un volto drammatico, teso dalla sofferenza e colto poco prima dell'agonia. La struttura d'insieme più evidente nei disegni preparatori a carboncino che non nel dipinto ad olio definitivo, nella esasperazione delle linee compositive frammentate del volto, sembra quasi citare alcune esperienze formali dei futuristi russi.


Fraticelli

Fraticelli

Fraticelli del 1970 raffigura un gruppo di monaci in una cornice spoglia e quasi astratta, probabile allusione ad una condizione spirituale serena e aperta, tipica di chi si è lasciato alle spalle l'agone terreno, con le sue inevitabili brutalità e ha abbracciato l’itinerario della mente verso lassoluto. Tuttavia un soggetto sia corale che concluso (un hortus conlusus appunto perché chi sceglie questa via aspira a gravitare intorno al centro de mondo). L’opera dipinta in un periodo drammatico nella vita dell'artista, fa da contrappeso al plastico espressionismo delle crocifissioni coeve, e allude forse al desiderio di una ricerca spirituale mai solitaria. Si deve ricordare che Notte non credeva in una evoluzione esoterica e individuale, posizione che rigettò teoricamente fin dagli anni fiorenti, quando compose un manifesto futurista antiastrattista e antiteosofico in polemica con i fratelli Ginanni Corradini, futuristi di primo piano e noti seguaci di Rudolf Steiner.


Popolana

Popolana

La Popolana è una delle opere futuriste, forse l'ultima realizzata a Firenze. E' una corpulenta donna seduta ad un tavolo come in attesa, o in ascolto, membra e busto compenetrano e linee del tavolino, ma si tratta di un dinamismo trattenuto ed analitico, privo di enfasi, come del resto è il soggetto, rappresentato in una pensosa staticità ma priva di personalità. Non si tratta infatti di un ritratto, poiché il volto è solo accennato. Il soggetto si iscrive nelle tematiche tipiche del futurismo fiorentino, che da Soffici a Rosai o a Conti fissa per lo più scene di vita quotidiana, luoghi consueti e figure umili appunto popolane, operai, bevitori o giocatori all’osteria.