Biblioteca Gatti

Intitolata a Pietro Gatti, uno dei più noti poeti dialettali italiani, la biblioteca comunale di Ceglie recentemente inaugurata consta di un patrimonio di circa16.000 volumi.
Conserva delle donazioni importanti quali quella di Cataldo Agostinelli, studioso locale che, insieme ai suoi quasi 5.000 volumi, ha donato gli scaffali, la scrivania, la macchina da scrivere e il suo studiolo e quella della prof.ssa Martina Galetta con quasi un migliaio di volumi.

La biblioteca aderisce al polo bibliotecario della provincia di Brindisi e i libri catalogati sono consultabili on line sull'opac del sistema ( http://opac.provincia.brindisi.it/SebinaOpac/.do#0 ) .

Con l'iscrizione si può accedere ad una serie di servizi gratuiti come il prestito intersistemico e interbibliotecario, il prestito di ebook, riviste, quotidiani locali e accesso a banche dati. E' inoltre possibile iscriversi ad un servizio di new letters per essere sempre aggiornati sulle novità, nuovi acquisti e attività in programma.

In biblioteca sono sempre ospitate iniziative corsi e laboratori, si effettuano visite guidate e attività con le scuole in orario scolastico ed extra scolastico.

E' attivo anche lo sportello insegnati di supporto ai docenti e al mondo della scuola.

Situata nel suggestivo castello, ricco di storie e magia, troverai ampi spazi accoglienti dove incontrarsi e fermarsi, dove far vivere i luoghi di nuove storie.

E' possibile utilizzare postazioni internet; tutta la biblioteca è coperta da wi-fi free.

Pietro Gatti: Biografia

Talvolta una proposizione può essere compresa solo leggendola col ritmo giusto. Le mie proposizioni vanno lette tutte lentamente”. (Wittgenstein). E così accade per i versi di Pietro Gatti, vanno letti, centellinando proposizione dopo proposizione, per assaporare tutto il calore del sud, seguendo un ritmo andante segnato dal metronomo della sua vita.
Poeta contemporaneo salentino, nasce a Bari nel 1913, ha vissuto sin dall’infanzia a Ceglie Messapica, città d’origine della sua famiglia. Muore nella stessa, nel 2001.
Pietro Gatti, uno dei maggiori poeti dialettali italiani, narra con genuina cura tutto ciò che ha riguardato la vita nella meravigliosa terra salentina. “Sonde de terre le penziere mije […] I ssàpene de terre le parole mije” (Sono di terra i pensieri miei e sanno di terra le parole mie): la sua poesia, tutta in dialetto, è in simbiosi con la terra. Il dialetto è funzionale, è musicale, è significante. La lingua, la terra e la poetica sono in fusione completa.
Descrive la povertà non per rappresentarla come un fardello o una calamità, ma per farla divenire persino un motivo di riscatto, di ulteriore ricchezza interiore.
I versi cantano col fascino alchemico e puro del dialetto la civiltà contadina, fornendone un quadro dettagliato. Gatti appare come il pittore, l’artigiano della poesia, il sensibile fabbro di una civiltà contadina di Ceglie Messapica che dai contorni ha delineato la materia dandone forma, forgiandola fino a creare un’inconfondibile e inimitabile stile.
Ce nnotte! Nu cielu pesande de stele / anghiuppate / ca pare vò ccate sobbe ö munne, / ca spette i u respire mandene” (Che notte! Un cielo pesante di stelle addensate che pare voglia cadere sul mondo, che attende e il respiro trattiene). Le sue poesie sono piccoli quadri. Le leggi e hai di fronte un’immagine precisa stagliata netta che diventa tutta tua, colorata con poche cariche parole spennellate sul foglio.

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